Nell'ultimo quinquennio, il settore chimico temano-narnese ha perso, temporaneamente, quattrocento posti di lavoro diretti, di cui 100 Basell, 35 nel passaggio Meraklon-Bealieu, 70 nel passaggio Meraklon-Neofil, 50 Sgl Carbon, 30 Isrim, 30 nelle riorganizzazioni Treofan, 35 Adica.
Lo sostiene Sergio Cardinali della segreteria del dipartimento nazionale chimico-farmaceutico della Filctem-Cgil, già segretario provinciale di Temi.
Molti di questi lavoratori sono già fuori dalla copertura di qualsiasi ammortizzatore sociale, gli altri sono pressoché lì vicino.
Per il segretario nazionale del sindacato rosso la situazione industriale umbra è sospesa tra un passato pre-crisi che non tornerà più ed un futuro ancora assolutamente incerto, tutto da costruire, con alcune possibilità di riuscita, ma con tanti rischi, dovuti principalmente ai tanti ritardi nelle scelte e nelle decisioni che sono stati accumulati negli anni della crisi.
La chimica ternana aspetta ancora una risposta rispetto alle aree ex Basell, una quarantina di ettari che avrebbero dovuto già essere al centro di una reindustrializzazione attraverso strumenti straordinari: ma non solo. Sembrano svaniti i progetti del cluster della chimica verde e delle decine di milioni da spendere su questo versante soprattutto in termini di ricerca ed innovazione. Cardinali mette il dito nella piaga.
"Tolte alcune eccellenze - dice - che, guarda caso, proprio investendo su ricerca ed innovazione hanno saputo agganciare la crescita nella crisi come Alcantara, Bayer, BFit", (l'ex Merakol Spa), le altre aziende, quelle ancora con i cancelli aperti, navigano in mare aperto in balia di un mercato incerto in concorrenza con altri produttori o stabilimenti stranieri della stessa multinazionale come la Treofan. La ricerca, un fattore localizzativo importantissimo, anche questo"esce dalla crisi ridimensionato vista la chiusura per fallimento dell'Isrim, tra impegni istituzionali, progetti fasulli o finiti nelle pastoie dei passaggi istituzionali."
Per facilitare la riassunzione dei lavoratori del settore non bastano gli accordi sottoscritti tra sindacati, regione ed organizzazioni datoriali,
"ci vogliono progetti ed investimenti, e soprattutto ci vuole una regia che sappia guardare ad un orizzonte più lontano."
Le lotte dei lavoratori hanno permesso una tenuta complessiva, limitando i danni, ma oggi senza un sostegno si rischia di nuovo di soccombere. Sembra finito in un vicolo cieco il progetto di recupero ambientale del territorio collegato alla green industry, che avrebbe dovuto rendere profittevoli le scorie delle lavorazioni dell'acciaieria e bonificare le discariche alimentando un circuito virtuoso che trasformava un problema in un'opportunità. Un capitolo a parte meritano le liberalizzazioni e privatizzazioni
"mal gestite, che ancora oggi presentano i conti inevitabili come la cessione delle centrali idroelettriche dell'asta Nera Velino, attraverso il decreto Bersani del 1999."
La multinazionale tedesca E.On, attraverso uno spezzatino, ha ceduto i suoi assets, dividendo in due il personale, tra la società ceca Eph e l'italiana Erg, e apre una fase inedita che rischia di depauperare un patrimonio di Temi, dell'Umbria e dell'Italia intera.

"Una partita che richiama ancora in causa il governo ed aziende come Eni ed Enel - conclude Cardinali - che dovrebbero ora più che mai accompagnare la crescita di un paese in difficoltà, che arranca e non ce la fa."

di Carlo Ferrante
Corriere dell'Umbria Mercoledì 2 Settembre 2015

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