Terni ha perso la memoria

"Terni ha cominciato ad essere città quando ha scommesso sull'innovazione accettando il push esogeno del grande investimento siderurgico? No, non sono d'accordo".

Stefania Parisi ha letto attentamente la lettera inviata dall'assessore comunale alla cultura Giorgio Armillei a tutte le associazioni culturali sulla candidatura di Temi a Capitale della cultura, con la convocazione dell'incontro di venerdì e sabato e i "compiti a casa": quello strano esercizio di meditazione elaborato da una società veneziana per stimolare le idee. Idee che, in realtà, Stefania Parisi ha già abbastanza chiare. D'altra parte non è esattamente una novellina: per anni presidente del Cif, consigliere comunale, assessore al turismo con la giunta Giaurro, dal 1999 è direttore dell'Istess, l'istituto culturale della diocesi.

"Condivido, ovviamente, l'idea che la cultura sia fondamentale per lo sviluppo di una città, ma non la visione senza memoria che già denunciai nel 1983, alla Conferenza della cultura organizzata come presidente della commissione consiliare per porre una questione: quale identità per questa città?". Già, quale identità? "La nostra città è da sempre in crisi di identità, perché l'arrivo della fabbrica è stato vissuto come un'occupazione esterna, che ci ha dato da mangiare ma ci ha fatto perdere i nostri valori, a cominciare dall'artigianato. Terni è stata una città borghese ben prima di Perugia, ma è stata forzatamente trasformata in una città industriale. Questa perdita della memoria storica è stata dovuta ad una precisa scelta politica".

Quale identità, dunque, per Terni capitale italiana della cultura?

"Vanno recuperate le radici e la memoria storica e archeologica, a cominciare dalla Temi romana. Occorre destinare risorse per valorizzarla, mentre si trova di fatto in stato di totale abbandono. È vergognoso che l'anfiteatro sia chiuso al pubblico, per non parlare di Carsulae: non c'è manutenzione, al Centro visite non funziona l'aria condizionata, le targhe illustrative sono nere per la ruggine, erba alta fino al ginocchio, sulla Flaminia nemmeno si vedono più i selciati: una savana. Ho portato dei turisti che venivano da fuori Temi e francamente mi sono vergognata. Per non parlare di come viene gestito San Valentino. Stiamo parlando della nostra storia, della nostra identità. E dovremmo parlare anche del la Temi medievale, dei monasteri e gli eremi in Valnerina, dei palazzi rinascimentali".

Anche l'ambiente dovrebbe essere un fronte su cui puntare?

"Certo, non dimentichiamoci che prima di essere città dell'acciaio, Temi era la città delle acque: le bellezze paesaggistiche sono tra le nostre principali risorse. Da questo punto di vista si sta facendo un ottimo lavoro sui sentieri della Cascata e condivido l'idea di puntare sugli sport fluviali. Non dimentichiamo, però, che a Piediluco la balneazione è possibile solo perché sono stati innalzati i parametri".

Prima parlava dell'artigianato.

"Quello delle botteghe artigianali è un altro progetto lanciato da me quando ero assessore e che per fortuna viene portato avanti, ma va arricchito ulteriormente".

Innovazione, tecnologia, contemporaneo continuano a essere però le parole d'ordine.

"Ma anche puntare sul contemporaneo non deve significare innestare sul nostro tessuto cultuale degli elementi estranei. Ma, al contrario, trasformare in risorse anche quelle che vengono vissute come problematiche. Pensiamo all'immigrazione: noi da dieci anni organizziamo un festival cinematografico chiamato Popoli e Religioni, con cui cerchiamo di valorizzare il polo cinematografico e al tempo stesso di favorire l'integrazione delle comunità degli stranieri. L'intercultura dovrebbe diventare una delle linee portanti del futuro della città".

Cosa dovrebbe fare l'amministrazione?

"Fare di meno e ascoltare di più. Ben venga l'incontro di venerdì e sabato - anche se tardivo - ma io propongo una Consulta delle associazioni di volontariato, che nel rispetto delle autonomie possa creare sinergie e sviluppare progetti. Il Comune deve sostenere le affinità, non creare rivalità, fare in modo che i progetti si unifichino e non si moltiplichino. E ascoltare: parlare di meno e ascoltare di più".

Giornale dell'Umbria Giovedì 3 Settembre 2015

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